Essere caregiver di un familiare non significa dover fare tutto da soli. Una chiacchierata, un consiglio da chi ha già vissuto ciò che stai vivendo tu, una persona che tende la mano o un’operatrice di cui impari a fidarti. Così, poco alla volta, quello che sembrava un percorso da affrontare in solitudine diventa una rete di relazioni, sostegno e nuove possibilità. È ciò che sta accadendo grazie al progetto I Care.
In Sicilia, a Lentini, Carlentini, Augusta, Melilli e Francofonte, in provincia di Siracusa, tutto questo è avvenuto e sta avvenendo grazie ad “I Care”, progetto sostenuto da Fondazione Con il Sud e realizzato da Health & Senecutus – cooperativa sociale (capofila), Fondazione Èbbene ETS, Fradi Impresa Sociale e Associazione ISNET.
Il legame tra caregiver: così nascono nuove amicizie
Così nel piccolo paesino di Francofonte, in provincia di Siracusa, c’è un gruppo di donne caregiver – madri, figlie, sorelle, mogli che si prendono cura di una persona cara – che dopo i primi incontri di benessere hanno imparato a conoscersi, a confidarsi, supportarsi e trascorrere del tempo insieme anche fuori dagli spazi di I Care. Non si tratta solo di aiutarsi nelle faccende pratiche o burocratiche. Chi ha più esperienza magari aiuta le caregiver più giovani ad affrontare le difficoltà quotidiane, quelle da cui loro sono già passate, certo. Ma sono nate vere e proprie amicizie, che passano da un aperitivo condiviso un venerdì sera, o addirittura da un weekend fuori, un’esperienza che qualcuna sognava da tanto ma non pensava possibile, e che ha potuto vivere grazie al supporto di una nuova amica e ai servizi di sollievo di I Care. Ciò che le operatrici notano è soprattutto uno spirito di solidarietà genuino, la voglia di aiutarsi e sostenersi, di trascorrere del tempo insieme per un cocktail e una risata, o magari andare al cinema a vedere un film.
Un’alleanza quotidiana
Un ruolo fondamentale in questi cambiamenti lo svolgono però le operatrici, oggi spalle fidate per i caregiver e le loro famiglie. Certo, all’inizio un po’ di titubanza c’era: non è mai immediato aprire le porte di casa e affidarsi a chi non si conosce. Ma la diffidenza iniziale ha lasciato presto il posto a un rapporto nuovo, basato sulla fiducia e l’empatia. La prima volta che F. ha affidato il figlio a una delle operatrici di “I Care” per il trasporto, era talmente in apprensione da seguirle con la propria auto per accertarsi che tutto andasse bene. In seguito, però, la donna ha iniziato a fidarsi e a capire di poter “mollare la presa” per un po’, consapevole che il figlio è al sicuro.
Un percorso simile a quello di tanti altri caregiver che oggi vedono nelle operatrici del progetto “I Care” non solo un supporto pratico, ma una presenza costante e rassicurante, confidenti e amiche a cui raccontare le proprie difficoltà e i piccoli traguardi. E questo vale per i caregiver, così come per i loro familiari.
L’importanza della rete
Sapere di poter contare su una rete cambia completamente la prospettiva. La cura smette di essere una faccenda privata da gestire in solitudine e diventa un’esperienza condivisa, fatta di aiuti pratici ma anche di tempo ritrovato per sé. Dall’inizio di “I Care” le famiglie si sono in un certo senso allargate: si è costruita una comunità viva di persone che si coordinano, si sostengono a vicenda.
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