Lo sport non è solo agonismo, movimento o competizione, è soprattutto uno strumento di crescita e socializzazione. Ne sono una prova le storie dei piccoli partecipanti al progetto Sport-AUT, attivo a Catania e indirizzato a ragazzi e ragazze con disturbo dello spettro autistico, che, grazie al karate, all’arrampicata, all’equitazione e al tennis hanno scoperto nuove parti di sé, acquisito una maggiore autonomia e migliorato la propria capacità di socializzare. Una dimostrazione tangibile di come una diagnosi di neurodivergenza non sia un limite, se si offrono gli strumenti adatti.
A scuola di comunicazione… sul tatami, la storia di A.
A. è uno dei ragazzi che più amano il karate all’interno di Sport-AUT, ma il suo non è stato esattamente un amore a prima vista. La prima volta che ha messo piede in palestra per allenarsi, infatti, ha avuto parecchie difficoltà derivanti dalla necessità di stare a piedi scalzi in un ambiente sconosciuto e indossare la divisa che gli veniva fornita; entrambe condizioni che lo mettevano estremamente a disagio. Il lavoro dell’operatrice e dell’istruttore si è quindi concentrato sulla gradualità, rispettando i tempi di adattamento del bambino senza forzature, ma accompagnandolo passo dopo passo oltre il proprio blocco. Timido e chiuso, oggi A. ama andare a karate, tanto da averlo affermato più volte. “A me piace molto il karate”, una frase all’apparenza semplice e banale, ma che per A., che comunica pochissimo e ha grandi difficoltà ad esprimere le proprie emozioni e i propri pensieri, è un grandissimo traguardo.
Allenare il coraggio, la storia di M.
Una storia emblematica è quella di M., uno dei piccoli atleti del corso di arrampicata. Inizialmente, l’idea di scalare la parete lo terrorizzava, temeva di cadere ed era diffidente nei confronti dell’istruttrice; per lui, ai tempi, una sconosciuta. Grazie all’approccio paziente e tenace dell’allenatrice, oggi M. si arrampica tranquillamente e ha ribattezzato la sua lezione di arrampicata “allenamento di coraggio”. Per arrivare a questo risultato, l’istruttrice ha sfruttato gli elementi del gioco, unendoli a tecniche di rinforzo positivo, trasformando l’imbracatura in una sorta di dondolo, e premiandolo ad ogni passo in alto. Così, M. ha superato i suoi timori e, soprattutto, ha imparato a fidarsi di sé stesso e degli altri. Oggi affronta la disciplina con entusiasmo, stimolato anche dal poster di un atleta famoso appeso in palestra, con l’obiettivo dichiarato di “diventare più bravo di lui”.
Concentrazione e autonomia, la storia di C.
Tra tutti gli sport, il tennis è uno di quelli in cui è richiesta una maggiore capacità di concentrazione; cosa che ha rappresentato una sfida per molti dei ragazzi e delle ragazze di Sport-AUT, e in particolare per C. Una sfida difficile, ma non impossibile. Se all’inizio C. non riusciva a stare concentrato sul campo per più di qualche minuto e aveva un livello di autonomia piuttosto limitato, oggi ha fatto grandi passi avanti. Come? Notando l’interesse del bambino per le bevande colorate che si trovano nel frigorifero della struttura, l’operatrice ha introdotto un sistema di rinforzo positivo: l’accesso alla bevanda era strettamente subordinato al tempo di permanenza attiva in campo e all’ascolto dell’istruttore. Il meccanismo basato sul premio ha sbloccato la fase iniziale, ma il vero successo si è verificato quando C. ha iniziato a padroneggiare il gioco. Una volta appresa la dinamica del tennis, il premio è diventato superfluo, sostituito dal piacere intrinseco della disciplina e dal desiderio di migliorarsi. C. è diventato uno dei ragazzi più abili e concentrati del corso, dimostrando il potere quasi terapeutico dello sport .
Superare la paura, la storia di V.
Tra i partecipanti al progetto Sport-AUT l’ippica è sicuramente la disciplina più apprezzata, sebbene complessa. Non si tratta solo di salire sull’animale e cavalcare, ma c’è tutta la fase preparatoria e di cura del cavallo. Per V., che inizialmente era intimorito all’idea di avvicinare l’animale, è stato pensato un percorso di avvicinamento particolare, fatto di storie preparatorie (video e immagini) e di una cura diretta e ravvicinata dell’animale (spazzolatura e somministrazione del cibo). Questo lavoro preliminare ha costruito una familiarità tale da azzerare l’ansia del ragazzo. Oggi V. ha un rapporto speciale con l’animale, ha imparato a gestire l’attrezzatura e a montare in sella con naturalezza. La relazione con il cavallo lo ha educato alla cura, alla pazienza e al rispetto di tempi e procedure.
Oltre il campo da gioco
Empatia, pazienza, fiducia in sé stessi, capacità di relazionarsi con l’altro e tenere alta la concentrazione sono tutte competenze apprese attraverso lo sport, ma che non si limitano al campo da gioco, e che i ragazzi oggi applicano con naturalezza anche nel quotidiano. I riscontri emersi dal dialogo con le famiglie evidenziano come i benefici non si esauriscano nel perimetro della palestra o del maneggio. Con gioia e un pizzico di stupore, i genitori raccontano i loro ragazzi come più sereni, più attenti e capaci di trasferire queste nuove competenze anche ai contesti scolastici, sociali e familiari.
Già abituati a confrontarsi con adulti e coetanei estranei a Sport-AUT nel corso delle varie discipline (le classi degli allenamenti sono sempre miste, ndr), oggi i ragazzi e le ragazze del progetto partecipano con entusiasmo ai Grest estivi sportivi, durante i quali si misurano con contesti nuovi e persone sconosciute. La loro conquistata capacità di socializzare trova così nuovi stimoli e nuove sfide, che i ragazzi stanno superando a pieni voti. Gli operatori, da guide costanti e necessarie, oggi sono diventati osservatori esterni ma attenti, che a distanza monitorano, lasciando ai ragazzi lo spazio per sperimentare la propria autonomia. Un traguardo, anche questo, per Sport-AUT: il progetto non ha generato una dipendenza dalla figura terapeutica di supporto, ma ha consegnato ai ragazzi gli strumenti e l’indipendenza necessari per bastare a sé stessi nelle loro relazioni con il mondo.
Sport-AUT è un progetto realizzato in co-progettazione con il Comune di Catania, da Fondazione Ebbene ETS, il partner Sportfund Fondazione Italiana per lo sport ETS e con la collaborazione della rete nazionale Sport for Inclusion Network. L’iniziativa è promossa dall’Assessorato Regionale Dipartimento Regionale della Famiglia e delle Politiche Sociali, realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ministro per le disabilità.
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